Il comico e attore Max Angioni, protagonista del film Esprimi un desiderio, ha raccontato ai microfoni di Frosinone City il suo percorso artistico e umano, tra curiosità e aneddoti dalle riprese. Dopo il debutto televisivo a Zelig Time nel 2018 e il secondo posto a Italia’s Got Talent nel 2021, Angioni, all’anagrafe Massimiliano, ha consolidato la sua carriera tra spettacoli teatrali di successo, programmi televisivi come Le Iene e la pubblicazione del suo primo libro, Mistero brutto. Il vangelo secondo me. Per la prima volta a Frosinone presso il Dream Cinema, abbiamo avuto l’occasione d’intervistarlo.
Un personaggio in cui ritrovarsi
Alla domanda su quale sarebbe stato il suo mestiere se non avesse intrapreso la carriera artistica, Max Angioni risponde:
Io faccio fatica a definirmi attore dopo un film. Nell’effettivo sono un attore, però, insomma… calma. Però, se non avessi fatto l’attore, secondo me, avrei lavorato nel mondo del marketing, pubblicità… m’interessa, mi piace questo tipo di lavoro.
In Esprimi un desiderio, Max interpreta un trentenne in cerca di sé stesso, un ruolo che ha sentito particolarmente vicino. La pellicola vuole essere anche un invito a mettersi in gioco, nonostante gli ostacoli.
Sì, totalmente, infatti è stato difficile interpretarlo perché è proprio parte di me quell’essere un po’ perso, un po’ trascinato… Io, come molte persone, ho perso molto tempo a fare cose che non mi piacevano e, a un certo punto, quando ho deciso d’iniziare a fare le cose che mi piacevano, con il rischio di fallire, delle cose sono iniziate a succedere. Questo film è anche un po’ un invito a iniziare a fare qualcosa e smetterla di aspettare.
La polvere nera in testa
In scena non sono mancate le sorprese.
Già dal giorno uno, la truccatrice mi mette della polvere nera in testa, perché dice che s’inizia a vedere la stempiatura. È stata una bella botta al giorno uno: io penso di avere i capelli, mio padre OK che è calvo, va bene, e so che la calvizie prende un uomo su tre, d’accordo, però la polvere nera in testa mi ha fatto proprio strano, come se stessi mentendo a me stesso.
Le difficoltà non hanno risparmiato neppure le prime battute.
Poi, il primo ciak, mi ricordo, l’ho dovuto ripetere tipo undici volte ed era una battuta normalissima, era tipo: «Andiamo a conoscere il direttore», niente di che, però non riuscivo a farla. Perché? Perché dovevo entrare, muovermi, guardare da una parte… recitare. Recitare. Non pensavo che fosse così complicato recitare. Ho dovuto, con pazienza, imparare giorno dopo giorno e, forse, all’ultimo giorno qualcosa ho colto.
Un pensiero affettuoso rivolto direttamente a noi e ai nostri seguaci chiude l’intervista.
Io voglio salutare con un amore, con un calore gli amici di Frosinone City. Non gli amici di altre realtà, di Frosinone City. Un abbraccio caloroso! Ciao, Frosinone City.