Famiglia di Thomas Bricca prima del secondo appello
Alatri

Omicidio Thomas Bricca, lo zio a poche ore dall’appello: «Thomas merita giustizia, non faremo passi indietro»

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A poche ore dalla sentenza della Corte d’appello di Roma sul processo per l’omicidio Thomas Bricca, la famiglia del giovane torna a far sentire la propria voce. Un messaggio pubblico, rivolto alla comunità di Alatri e ai giovani ciociari, diffuso in un momento definito «delicato e decisivo», alla vigilia di un passaggio giudiziario cruciale.

A parlare è Lorenzo Sabellico, zio di Thomas, che interviene per richiamare l’attenzione su quanto sta accadendo in secondo grado, dopo le condanne inflitte in primo grado ai due imputati per l’assassinio del ragazzo. Un intervento che assume il valore di un appello civile, oltre che familiare.

Le richieste delle difese

Il procedimento in corso davanti alla Corte d’appello di Roma riguarda l’impugnazione della sentenza di primo grado. I legali degli imputati hanno avanzato richieste di assoluzione o, in subordine, di derubricazione del reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, ipotesi che comporterebbe una riduzione significativa delle pene. Richieste che, secondo la famiglia, poggiano su argomentazioni già ampiamente esaminate e superate in giudizio a Frosinone.

I legali degli imputati hanno avanzato richieste di assoluzione o, in subordine, di derubricazione del reato da omicidio volontario a preterintenzionale, con uno sconto di pena non indifferente in tal senso, basandosi su argomentazioni che fanno ridere, perché già ampiamente trattate, valutate e superate nel processo di primo grado a Frosinone, argomentazioni che il presidente Mancini ha ritenuto inconsistenti e prive di fondamento.

L’appello alla comunità di Alatri

Nel suo intervento, lo zio di Thomas ha richiamato con forza il ruolo della comunità. «Come comunità non possiamo permetterci di abbassare la guardia», ha affermato, sottolineando la necessità di restare uniti per difendere una verità che, secondo la famiglia, è ormai chiara e condivisa.

Un passaggio che riguarda direttamente Alatri, città profondamente segnata dall’omicidio di Thomas. Il timore espresso è quello di possibili stravolgimenti giudiziari che potrebbero portare a una rimessa in libertà di soggetti considerati ad alta pericolosità sociale, con ripercussioni sulla sicurezza collettiva.

Il messaggio assume un significato che va oltre il singolo caso. «Lo dobbiamo soprattutto ai nostri giovani, alla loro sicurezza, al futuro stesso della nostra città», ha detto Sabellico, indicando nei ragazzi il cuore della battaglia per la giustizia. Un concetto ribadito più volte nel corso dell’intervento, nel quale Thomas viene definito «la coscienza di questa città».

Secondo la famiglia, il processo ha già dimostrato i fatti: gli alibi presentati dagli imputati sarebbero caduti e i numerosi indizi raccolti costituirebbero una prova madre capace di sostenere l’impianto accusatorio senza lasciare spazio a interpretazioni alternative.

La determinazione della famiglia

Pur dichiarandosi fiduciosa nell’esito dell’appello, la famiglia non nasconde la propria determinazione.

Siamo convinti che la Corte d’appello confermerà le pene inflitte in primo grado, ma, se così non fosse, siamo pronti a una battaglia civile, ferma e determinata.

Un richiamo esplicito anche al ruolo della magistratura, chiamata, secondo la famiglia, ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità «di fronte alla storia e alla sicurezza della collettività».

A chiudere l’intervento è Federica, madre di Thomas, che con poche parole sintetizza il sentimento di una famiglia e di una città intera: «Non posso che condividere tutto ciò che è stato detto. Aspettiamo giustizia».

L’attesa ora è per il 9 gennaio, data in cui la Corte d’appello di Roma è chiamata a pronunciarsi. Per Alatri, per la famiglia di Thomas e per l’intera comunità, un giorno che rappresenta molto più di una semplice scadenza giudiziaria.

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