Il nuovo anno scolastico è iniziato da pochi giorni e, insieme alla routine tra libri e compiti, arrivano anche le prime riflessioni sulle novità introdotte dal Ministero dell’Istruzione. Tra i temi più discussi, il divieto dei cellulari in classe e la riforma dell’esame di maturità, che cambia struttura e modalità.
Le voci degli studenti
Molti ragazzi hanno espresso perplessità riguardo al divieto dei telefoni. Una studentessa sottolinea come la norma non sia del tutto chiara: «Se succede qualcosa e non abbiamo i cellulari a disposizione è un po’ critica la cosa. Più si vieta qualcosa e più i ragazzi poi vanno a farla» .
Un altro studente, invece, giudica il provvedimento una misura di facciata: «È una mossa acchiappaconsensi, ma non è il problema più urgente della scuola. Le vere difficoltà sono le strutture, le aule informatiche non attrezzate e gli orari disorganizzati» .
C’è anche chi prende la questione con ironia, come un ragazzo che ha ammesso: «Siamo pronti a fare scalate su Clash Royale. In classe tattica mentale e poi quando si può si scala».
Sul fronte maturità, le opinioni restano contrastanti: alcuni apprezzano la riduzione delle materie all’orale, altri aspettano di vedere come sarà applicata concretamente.
La parola ai docenti
Un professore si dice favorevole al divieto dei cellulari, notando un miglioramento nell’attenzione: «I ragazzi devono essere presenti. In questi giorni sono molto più dentro le cose». Sulla riforma della maturità, però, ammette qualche dubbio: «Il cambiamento è radicale, ma resta l’incognita su come verranno studiate le materie escluse dall’orale».
Il punto di vista del personale scolastico
Anche il personale ATA osserva la novità con pragmatismo: «Per i ragazzi del primo è una novità, per gli altri sempre routine è. Non si può chattare in classe, ma certo ormai il telefono è diventato compulsivo» .
Un anno di domande
Il nuovo anno scolastico, dunque, si apre tra speranze, dubbi e attese. Se il divieto dei cellulari promette di ridare centralità all’attenzione in classe, la riforma della maturità resta tutta da valutare sul campo. A fare la differenza saranno, come sempre, l’impegno degli studenti e la capacità delle scuole di accompagnarli in questo percorso.